Il coronavirus non ha fermato le donazioni di latte materno

A confermarlo la neonatologa Pasqua Quitadamo, responsabile della Banca del latte umano donato nell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza

In questi mesi di pandemia da coronavirus forte è stato il timore di una riduzione o addirittura di una sospensione delle donazioni di latte materno. Ciò avrebbe significato un’esposizione evidente dei neonati prematuri agli importanti rischi legati al non uso del latte umano, con maggiore incidenza di patologie gravi come l’enterocolite necrotizzante e le sepsi. “Con grande piacere – afferma la neonatologa Pasqua Quitadamo, responsabile della Banca del latte umano donato nell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza – abbiamo constatato che le difficoltà del momento non hanno rappresentato un motivo per limitare l’allattamento al seno e la donazione”.

Nel periodo pandemico più critico di febbraio-maggio, 15 generose donne hanno donato 91,250 litri, mentre lo scorso anno, nello stesso periodo, risultano raccolti 58,7 litri. In tutte le fasi dell’attività della Banca del latte umano donato, raccolta, trattamento e distribuzione, sono state adottate le disposizioni preventive previste per la consegna e il trasporto garantito dall’ospedale, dal domicilio alla banca del latte. Le istruzioni d’igiene, raccomandate sia alle puerpere che allattano sia a quelle che donano, sono diventate particolarmente stringenti e dall’inizio della pandemia per ciascuna donatrice è stata condotta un’accurata e sistematica anamnesi del rischio di infezione da Covid. “La particolare condizione emotiva delle madri – continua la Quitadamo – avrebbe potuto rappresentare un feedback negativo sulla produzione del latte e sull’allattamento al seno compromettendone, di conseguenza, anche la donazione”.

L’allattamento al seno è stato raccomandato anche alle madri positive al Covid – adottando particolari misure precauzionali – in quanto si è ritenuto che il latte umano potesse essere protettivo anche nei confronti di questa infezione. “Sono convinta – conclude la Quitadamo – che l’aver alimentato in questo particolare periodo i neonati con il latte umano, soprattutto i neonati più fragili, abbia rappresentato un fattore di protezione per questa infezione e anche per le altre che potranno sopravvenire nel futuro, insomma un’opportunità importante di salute da perseguire per tutti i bambini del mondo”.

  • Autore
    Francesco Bisceglia
  • Fonte
    La Gazzetta del Mezzogiorno

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